Il Gup di Palermo ha condannato a 12 anni in abbreviato Pietro Formoso, considerato il capomafia di Misilmeri, in provincia di Palermo, sotto processo nell’ambito dell’inchiesta “Gioielli di Famiglia”. Il giudica ha anche ridimensionato le ipotesi dell’accusa per gli altri 5 imputati e ha assolto Davide Arcuri e Fabio Bertolino. Per altri tre, Pietro Morgano, Vincenzo Meli e Lorenzo D’Arpa, è stato dichiarato il non doversi procedere per mancanza di querela. Lo riporta il Giornale di Sicilia.

Le altre condanne riguardano l’ex poliziotto Francesco Paolo Migliaccio, che ha avuto tre anni; otto mesi sono stati dati a Dalila Garofalo, venti giorni – in continuazione con una precedente condanna – a Alessandro Selvaggio. lIl Gup ha inoltre deciso per la confisca di somme di denaro per 266 mila euro a Zarcone, 370 mila agli ex conugi Lo Cascio e Garofalo.

Gli arresti avvennero ad opera della Guardia di Finanza e dei Carabinieri in seguito alle dichiarazioni messe a verbale dal pentito di Altavilla Milicia Salvatore Lo Piparo. Al centro delle indagini una macelleria, la Zar Carni, finita nel mirino dopo la crescita esponenziale del suo volume d’affari da 138 mila euro a quasi 24 milioni in 16 anni. Secondo quanto ricostruito dai Finanzieri, la crescita avvenne grazie a una consistente frode fiscale, messa in atto attraverso società cartiere.

Secondo le indagini dei carabinieri del comando provinciale e del nucleo speciale di polizia valutaria e nucleo di polizia economico finanziaria, Pietro Formoso, fratello di due boss della strage di Milano del 1993, voleva piazzare la carne di una ditta amica nei supermercati di Palermo e provincia, a un prezzo un po’ più caro del solito. Formoso venne arrestato nel 2018 con l’accusa di avere svolto un ruolo di rilievo nella famiglia mafiosa di Misilmeri, grosso centro della provincia palermitana. Le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia lo collocano nel contesto mafioso misilmerese e palermitano.