Info Bagheria

Bagheria (Baarìa in siciliano[3]) è un comune italiano di 55 322 abitanti[1] della città metropolitana di Palermo in Sicilia. Bagheria è detta anche Città delle Ville. Dopo Palermo, è il comune più popolato della città metropolitana ed il dodicesimo della Sicilia, situato sulla costa tirrenica della regione ad 8 Km dal capoluogo.

Etimologia

Il toponimo Bagheria avrebbe origine dal punico bayharia, cioè «zona che discende verso il mare», oppure dall’arabo البحرية trascritto baḥriyya, col significato di «lato mare / marina». Secondo altre ipotesi meno plausibili, invece, deriverebbe dall’arabo bāb al-gerib, «porta del vento».

Una delle prime menzioni di Bagheria risale al 1134, nella forma Bacharìa[4], per poi risultare Baiarìa nel 1573.[5]

Storia

Tra il VII e il III secolo a.C. è attestato lo strategico insediamento di Monte Porcara, situato a 3,5 km in direzione sud-ovest da Bagheria. La città di Bagheria sorge in una stretta piana a sud-est della città di Palermo, sovrastata dal Monte Catalfano insieme al Monte Consona e alla Montagnola di Serradifalco, dove si estendeva la cosiddetta Foresta della Bacarìa. L’origine urbanistica di Bagheria ebbe inizio dall’edificazione del Palazzo Butera ad opera del principe Giuseppe Branciforti, ultimata nel 1658 da una precedente masseria di proprietà di Benedetto Rizzo, che Branciforti aveva acquistato nel 1595. Il tessuto urbano si sviluppò da una serie di modeste costruzioni dove alloggiavano gli inservienti di Giuseppe Branciforti; tra il 1653 e il 1697, benché in assenza di licentia populandi, vennero realizzate 43 abitazioni, mentre tra il 1705 e il 1723 si ebbe un incremento di 137 unità abitative. Nel 1769 si venne a delineare l’asse principale dell’impianto urbanistico bagherese ad opera di Salvatore Branciforti – ovvero il Corso Butera, popolarmente detto Stratuni per differenziarlo dallo Stratunieddu (il Corso Umberto I) – insieme alla costruzione della Chiesa Madrice che fu ultimata nel 1771. Una lapide in marmo del 1769 ricorda la realizzazione del Corso Butera: Salvatori Brancifortio Buterae principi quod viam hanc qua ad villam elegantius compositam nobilior e regione aditus patet ad delicias perpetuis hic inde arboribus protectam veteribus contemptis diverticulis amplam rectam straverit; atque augendo colonorum censui aedem Dei Matris costruxerit, collabentem pontem restauraverit, in aridum fundum aquam per M pass. deduxerit agrumque ab amsegete venationis tuendae muro diviserit. Importante arteria di Bagheria è il Corso Umberto I, anticamente Via Municipio, che fu tracciato per metà da Salvatore Branciforti nella seconda metà del XVIII secolo; vi si trova il palazzo del Duca di Milazzo, dove venne ospitata la regina Maria Carolina d’Austria. A metà sviluppo del Corso Umberto I sono presenti, inglobati nel tessuto urbano, i due alti pilastri in calcarenite che costituivano l’accesso secondario alla Villa Palagonia; raffigurano ciascuno due statue armate, con elmi piumati e scudi, tra cui la Giustizia con bilancia e spada. Altra importante arteria all’interno del tessuto urbano è la cosiddetta Corsa Vecchia, oggi Via Ciro Scianna.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

La Chiesa della Natività di Maria (1771)

  • Chiesa Madrice. Fatta edificare dal principe Salvatore Branciforti nel 1769 lungo il nuovo asse urbano di Bagheria, fu ultimata nel 1771 ed intitolata alla Natività di Maria. Progettista fu Salvatore Attinelli. Nel 1872, per volere di Domenico Mangione, nella facciata della chiesa fu installato un orologio.
  • Chiesa del Sepolcro. La prima costruzione, voluta dal principe Nicolò Branciforti, è del 1734, con successivi completamenti interni avvenuti nel 1744 e 1750. Le forme attuali si devono al progetto (1914) di Ernesto Armò, e riprendono schemi propri dello stile neogotico.
  • Chiesa delle Anime Sante. Anticamente nota come Chiesa del Miserèmini, risale al 1722. L’attuale prospetto fu progettato da Filippo Scordato agli inizi del XX secolo. All’interno si conservano importanti decorazioni parietali di Onofrio Tomaselli.
  • Chiesa di Sant’Antonio. Più conosciuta come Chiesa di Sant’Antonino, fu edificata alla fine del XVIII secolo dal duca di Angiò. L’attiguo convento si sviluppò durante il secolo successivo.
  • Chiesa della Beata Maria Vergine del Monte Carmelo, fatta erigere nel 1867 da Nicola Farina su un preesistente magazzino e per questo denominata Chiesa di don Cola.
  • Chiesa di San Pietro apostolo, fatta erigere nel 1881 da Pietro Scaduto su un preesistente magazzino; per tale motivo è ancora chiamata Chiesa di don Pietro.

Architetture civili

Ville[modifica | modifica wikitesto]

Le ville sono quasi tutte del XVIII secolo, lo stile è barocco. Non tutte visitabili e molte in stato di abbandono, rappresentarono un tempo le più pregiate residenze estive dell’aristocrazia palermitana. Recentemente è stato ipotizzato un preciso intento architettonico con stretti riferimenti alla filosofia alchemica settecentesca che sarebbe alla base dell’edificazione di alcune ville, in particolar modo Villa Valguarnera e Villa Palagonia; in molte sculture e decorazioni di tali ville compare il dio Mercurio, che nel processo alchemico presiedeva alla trasmutazione della materia dallo stato primordiale della nigredo a quello finale della rubedo attraverso l’albedo. Anche l’impianto planimetrico di Villa Palagonia e Villa Valguarnera, considerato insieme ai viali d’ingresso, sarebbe ispirato alla forma della chiave dell’Opera alchemica. Questo contesto fortemente simbolico derivò verosimilmente dalla volontà di creare una congregazione arcadica dove gli aristocratici adepti potessero dedicarsi alle arti liberali e alla filosofia alchemica, lontani dall’ostile Tribunale dell’Inquisizione di Palermo.[6]

Villa Butera (1658)

Palazzo Butera- Branciforti
La più antica, costruita nel 1658 e popolarmente nota come U Palazzu. Voluta da Giuseppe Branciforti, principe di Pietraperzia e Leonforte, venne concepita quale dimora lontana dalla dimensione della corte palermitana di cui il Branciforti aveva aspirato a diventare invano il reggente. Per tale motivo, sul portone d’ingresso della torre merlata tramite cui si accede al palazzo – non a caso rivolta ad occidente, verso Palermo – il principe fece scolpire «O corte a Dio». Sullo stesso fronte, sul portale d’ingresso, campeggia un’epigrafe in marmo che recita: Al mio Re nel servir qual’aspre e dure fatiche non durai costante e forte? E sempre immerso in importanti cure de le stelle soffrii la varia sorte. Tra le campagne alfin solinghe e scure spera la mente mia la propria morte, mentre vedovo genitor per fato rio qui intanto piango e dico «O corte a Dio». Sul lato opposto, quello orientale, sopra la porta principale si trova un’altra epigrafe marmorea che cita un sonetto di Miguel De Cervantes tratto dalla Galatea: Ya la esperanza es perdida, y un solo bien me consuela: que el tiempo, que passa y buela, llevarà presto la vida.

Le statue di Ercole Michele Branciforti, Luigi XVI e Ferdinando I di Borbone nella Certosa di Bagheria

Il prospetto settentrionale è opera di Giovanni Giglio (1769), mentre la cosiddetta Certosa, posta come fondale della Villa Butera, fu progettata da Vincenzo Fiorelli nel 1797. Si tratta di un edificio in stile neoclassico con portico colonnato e celle interne che – sino alla metà del XX secolo – contenevano statue a grandezza naturale in paglia e stoppa con il volto in cera raffiguranti personaggi celebri dell’epoca in abito di monaci certosini. L’idea di riunire le raffigurazioni statuarie fu dovuta ad Ercole Michele Branciforti, principe di Butera. Nel piano superiore della struttura, con decorazioni parietali di Giuseppe Velasquez e caratterizzata da una scala a chiocciola interna, si trovava all’ingresso la statua di un sacrestano con una piccola brocca in mano; più avanti, quella di un monaco certosino in atto di suonare una campanella appesa al muro. Proseguendo, in fondo ad un corridoio era presente la statua di un servitore con una scopa in mano; la prima cella, a destra, accoglieva le statue di uno schiavo moro che serviva il pranzo all’ammiraglio Orazio Nelson e alla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Nella seconda cella, seduto ad un tavolo, vi era Comingio in rapimento amoroso e, nella terza, la delicata figura di Adelaide; si trattava dei protagonisti del melodramma Adelaide e Comingio (1817) di Giovanni Pacini. Le statue di due monaci cucinieri erano presenti nella quarta cella, adibita a cucina con utensili. Nel corridoio, tornando indietro a sinistra, la statua di un certosino con pala e cesta; nella quinta cella, la statua del re Ruggero II di Sicilia intento a leggere un libro della biblioteca che si apriva sulle pareti. Nella sesta cella, intorno ad un tavolo campeggiavano le statue del principe Ercole Michele Branciforti, del re Luigi XVI e del re Ferdinando I di Borbone; durante una visita dello stesso Ferdinando I alla Certosa, il re vide il proprio ritratto statuario e ne rimase estremamente divertito. Nell’ultima cella era rappresentata la morte del principe Francesco d’Aquino insieme a John Acton, primo ministro della regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Nel 1889 la principessa Sofia di Trabia affidò la Villa Butera alle Figlie della Carità che la trasformarono in asilo infantile.
Villa Valguarnera
Costruita nel 1712 dai principi Valguarnera con interventi degli architetti Tommaso Maria Napoli, Vincenzo Fiorelli e Giovanni Del Frago. Nella composizione planimetrica si ravvisano interessanti elementi derivanti da matrici esoteriche ed alchemiche, come ad esempio nell’icnografia claviforme derivante dalla chiave dell’Opera alchemica e nella sistemazione della vicina altura (Montagnola di Valguarnera, 105 m) – sulla cui sommità fu realizzata una balaustrata ottagonale – come percorso simbolico dalla terra alla sfera celeste, lungo la quale si trovano sette sedili in pietra riferentisi ai sette stadi di trasformazione della materia. All’interno del giardino della villa si trovano due eleganti coffee houses in stile neoclassico, con affreschi.

I mostri della Villa Palagonia

Villa Palagonia
La più famosa, costruita nel 1715 dal principe Gravina di Palagonia; è nota come Villa dei Mostri a causa delle figure deformi e animalesche che secondo recenti studi (2008) seguono una matrice alchemica nella ricerca dell’armonia, partendo dalle sculture di musicanti (nigredo) per giungere alla consistenza materica delle creature deformi (rubedo). Nel 1787 la villa fu visitata da Johann Wolfgang von Goethe, che così ne descrisse gli interni: «I piedi delle sedie sono segati inegualmente, in modo che nessuno può prendere posto e, davanti all’entrata, il custode del palazzo invita i visitatori a non fidarsi delle sedie solide perché sotto i cuscini di velluto nascondono delle spine.» A metà del viale d’ingresso si trova il cosiddetto Arco del Padreterno, fornice in calcarenite con quattro enormi statue di cacciatori originariamente stuccate a somiglianza del marmo; nella cappella interna si trovava una delle rarissime raffigurazioni italiane del Padreterno, oggi conservata presso il Museo di Villa Cattolica e sostituita da una copia. Fu invece demolito nei primi decenni del XX secolo il maestoso Arco dei Tre Portoni in calcarenite (localmente noto come Tri Purtuna), all’inizio del viale; mancante della trabeazione sommitale, presentava tre fornici su modello di un arco trionfale romano di ordine corinzio.

Arco dei Tre Portoni in una xilografia del 1860 raffigurante un gruppo di garibaldini a riposo

  • Palazzo Cutò, costruito nel 1716 da Luigi Onofrio Naselli, principe d’Aragona, su progetto di Giuseppe Mariani; è sede della Biblioteca comunale e del Museo del Giocattolo.
  • Villa Cattolica, costruita nel 1736 dal principe di Cattolica Eraclea, che ospita il museo comunale dedicato al pittore Renato Guttuso dove sono conservate molte opere dell’autore nonché tele e sculture di altri artisti come Domenico Quattrociocchi, Pina Calì e Silvestre Cuffaro.
  • Villa San Cataldo, costruita nella prima metà del XVIII secolo dai principi Galletti di San Cataldo. L’attuale assetto architettonico risale ad un restyling effettuato alla fine del XIX secolo. Nel 1905 la villa fu acquistata dalla Compagnia di Gesù.
  • Villa Larderìa, costruita nel 1752 dal principe Francesco Litterio Moncada di Larderia.
  • Palazzo Inguaggiato, costruito nel 1770 da Giovanni Pietro Galletti, marchese di Santa Marina, su progetto di Andrea Gigante. Fu sede della truppa borbonica sino al 1860.
  • Villa Villarosa, costruita nel 1763 da Placido Notarbartolo, duca di Villarosa, su progetto di Giuseppe Venanzio Marvuglia. Si tratta dell’unica villa bagherese in stile neoclassico, e presenta un elegante porticato con alte colonne d’ordine corinzio.
  • Villa Ramacca, costruita alla metà del XVIII secolo da Bernardo Gravina, principe di Ramacca.
  • Villa Trabia, costruita alla metà del XVIII secolo da Michele Gravina, principe di Comitini su progetto di Nicolò Palma. La villa fu successivamente acquistata dal principe Pietro Lanza di Trabia.
  • Villa San Cataldo (XVIII secolo), costruita dai principi Galletti di San Cataldo.
  • Villa Angiò, costruita alla metà del XVIII secolo dal principe di Angiò. I due pilastri di accesso alla villa sono oggi inglobati in edifici allo sbocco del Passo del Carretto.
  • Villa Spedalotto (1784), costruita da Barbaro Arezzo su progetto di Emanuele Incardona. Nel 1991 vi furono girate alcune scene del film Johnny Stecchino.
  • Villa Casaurro, costruita nel XVIII secolo, di piccole dimensioni e con decorazioni in stile Luigi XV.
  • Villa Parisi, costruita per volere della baronessa Parisi.
  • Villa Roccaforte, costruita nel XVIII secolo dai principi principi Cottù, marchesi di Roccaforte; sul cancello d’ingresso si trovano gli aforismi latini Aut amor aut libertas e Et amor et libertas.
  • Villa Sant’Elia, costruita nella prima metà del XVIII secolo dal principe di Sant’Elia. Sull’ingresso si trova scolpito l’aforisma latino Parva sed apta mihi.
  • Villa Sant’Isidoro, costruita alla fine del XVIII secolo dal marchese Cordova di Sant’Isidoro.
  • Villa Serradifalco, costruita nella seconda metà del XVIII secolo dal duca Lo Faso di Serradifalco.
  • Villa Cirincione (1905), costruita dall’illustre professore Giuseppe Cirincione

Architetture militari

Torri

Dal XV secolo, il territorio di Bagheria entrò a far parte del Feudo di Sòlanto. A questo periodo risalgono le prime torri sparse per le campagne circostanti. In seguito, intorno a queste torri, nacquero masserie adibite all’allevamento del bestiame e all’agricoltura.

  • Torre Amalfitano. La struttura, di probabile origine duecentesca, fu riedificata nel 1546 dal viceré Juan de Vega; in seguito, durante la prima metà del XVIII secolo, fu trasformata in masseria da Ugo Notarbartolo di Amalfitano. Pare che accanto alla torre vi fosse una filanda per la lavorazione della seta e l’allevamento del baco. La torre presenta una pianta quadrata ed era costituita da un pianoterra con cisterna per l’acqua, un piano superiore adibito a magazzino ed un terrazzo con merlature a coda di rondine.
  • Torre Bellacera. Torre agricola del XVI secolo fatta costruire da Anfusio Bellacera, imprenditore agricolo di canna da zucchero. Nel XVIII secolo la torre fu trasformata in casina residenziale con terrazza a belvedere e cappella.
  • Torre Chiarandà. Si tratta di una torre agricola del XVI secolo, attualmente in stato di totale abbandono.
  • Torre Cordova. Torre del XVI secolo sorta per la difesa dei terreni della famiglia La Grua, lungo il corso del fiume Eleuterio. Il pianterreno era adibito a magazzino, mentre il piano superiore era l’abitazione.
  • Torre Ferrante. Risalente al XVI secolo, è oggi inglobata nel tessuto urbano di Bagheria. È nota per essere stata abitata dal rivoluzionario Andrea Cuffaro.
  • Torre Mortillaro. Realizzata durante il XIX secolo dal marchese Mortillaro, oggi non è più esistente a causa dell’espansione urbanistica bagherese; rimane tuttavia, a fianco del Corso Butera, uno dei due grandi pilastri in calcarenite da cui si accedeva alla tenuta di Mortillaro.
  • Torre Parisi. Risalente al XVII secolo, è una grande torre rustica con fornice affrescato raffigurante il Padreterno.
  • Torre Roccaforte. Torre agricola del XVI secolo che durante il XVIII secolo fu inglobata nella Villa Roccaforte di proprietà dei principi Cottù, marchesi di Roccaforte.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[7]

Religione

Culto molto sentito in città è la celebrazione del santo patrono, identificato in San Giuseppe. La festa del santo viene celebrata con cerimonie solenni nella prima domenica di agosto, anche se in realtà San Giuseppe cade il 19 marzo. I festeggiamenti religiosi, svolti nel mese di agosto vengono accompagnati da spettacoli pubblici che si svolgono per tutta la settimana che precede la domenica per culminare con i tradizionali fuochi d’artificio la sera del lunedì. Altra manifestazione è quella della festa in onore di Maria Addolorata, che è vista come patrona della borgata marinara dell’Aspra e viene festeggiata il 15 di settembre.

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